giovedì, marzo 16, 2006
Ci sono giorni, e ci sono notti.
E poi ci sono ore notturne che sconfinano nel giorno nonostante i tentativi di negarne l'evidenza e pomeriggi in cui ti addormenti e ti risvegli che è martedì, e attacchi di fame improbabili alle quattro di mattina che fai fatica a classificare come colazioni non foss'altro perché hai ancora su le scarpe e il camion della raccolta differenziata del vetro (che annuncia il nuovo giorno della tua vita metropolitana) non è ancora passato.
Le ore si dilatano come le tue pupille ferite da un sole accusatore, mentre tu vorresti solo ombra e suoni attutiti e brandine dove stenderti per recuperare le forze. Non dormi le classiche 8 ore da troppo tempo per rimpiangerle. Però 4 sembrano troppo poche anche per te. Ricordi vagamente una vita in cui i colori non vibravano e le stanze avevano sempre le stesse dimensioni. In cui sapevi inanellare ragionamenti concatenati e non solo frammenti di una paratassi quasi zen. Ti senti come se il down di anfetamine fosse la tua condizione permanente, ma senza l'angoscia, tranne quando devi attraversare la strada. Fatichi a mettere a fuoco oggetti in movimento e identità di colleghi. Ci sono insetti appostati sulla parete delle tue cornee, ma all'inizio pensi che esistano davvero e che scivolino silenziosi alle tue spalle. Poi inizi a vedere il mondo a retino macro come fosse un Lichtenstein.
Il colpo di grazia te lo danno i mezzi di trasporto (soprattutto se stai guidando tu. In quel caso letteralmente), su cui ti addormenti anche in piedi per risvegliarti poi al capolinea di una città livida e slabbrata che fatichi ad identificare con la tua.
Dopo tre giorni così, sei in pieno jet-lag, tarato su Pattaya, tanto che mediti un trasferimento giusto per rimetterti al pari con gli altri. Ti converrebbe, dato che in ufficio iniziano a sospettare che ti droghi, dopo che ti sei addormentata durante la riunione e hai sbagliato due volte a scrivere il tuo nome.
L'unica consolazione è sapere che da qualche parte, nella tua stessa città, un altro fesso come te si aggira abbacinato incantandosi davanti ai semafori, aspettando che esca il suo numero.
postato da: fulmine alle ore 16:35 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1    17 Marzo 2006 - 15:20
 
such a perfect day. :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pedro.almaviva

#2    08 Luglio 2006 - 05:15
 
A.A.A. : Abbacinato & Anfetamico. Ammutolisco (appena mi ricordo come si
fa...)

Sono approdato su segnalazione di simmetrie insonni.

La poesia delle Piccole Cose (h)a tinte slavate che splendono in controluce.

Dalla realtà sbocciano i petali. Dalle nubi, i Fulmini.
Nella raffinata semplicità, risiede il divino.

Scintillante disinvoltura descrittiva, evocatrice-complice sublim(inal)e di
stati alterati di coscienza e dilatazioni cognitive (in)naturali che mi riflettono.

La sensazione del cervello che si sgancia, i pensieri galleggianti come
coriandoli sulle onde, rarefatti e in technicolor.
Gli arti che molano gli ormeggi.
Un naufragio silenzioso e inesorabile del corpo, tra ll'indescrivibile narcolessia da Fight Club ("mi
addormento e mi sveglio sempre in posti diversi") e ciò che in gergo medico vengono chiamati "mini-sonni"
(o "microsleeps"): il momento in cui il cervello, obbedendo a inesorabili
richiami biologici, si prende un "riposo cosciente" andando letteralmente in
standby.

Un golpe cerebrale inconsapevole, cui non è possibile in alcun modo sottrarsi poichè, a differnza del classico "colpo di sonno", avviene ad occhi aperti.

Dopo tre giorni consecutivi davanti a final cut sono crollato ieri mattina, per due ore e 20. Da allora continuo a restare vigile, ma senza fischietto. E il mondo rimbalza in testa senza volume. Ne sai qualcosa?
utente anonimo

#3    16 Giugno 2007 - 22:14
 
Il fumo uccide
utente anonimo

Commenti

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