domenica, novembre 27, 2005

(Mi scuso per l'assenza prolungata. Dopo svariati tentativi andati a vuoto, il mio pc è finalmente riuscito a suicidarsi. La mia pigrizia nel cercare canali alternativi ha fatto il resto. Ma temendo di dimenticarmi chi sono, ho rotto gli indugi e ora, come un qualsiasi studente fuori sede o giovane extracomunitario, frequento gli internet point. Meglio: scrivo dalla fnac, perchè è gratis, almeno credo).

Dovendo condensare quasi un mese in un solo post, salvo questo.

Galleria

Tutto inizia con l'amico F. che mi invita a visitare la triennale, che in realtà noi identifichiamo solo con la fondazione sandretto, o meglio solo con la personale di Takashi Murakami. Quello per intenderci delle borse di Vuitton. Non una cosa di cui andare fiero, in realtà. Comunque io e l'amico F. abbiamo una lunga tradizione di nippofilia, quindi forti di questa passione della prima ora non ci facciamo il minimo problema e andiamo. Quando arrivo nel freddo si staglia la figura di un cigno di ghiaccio, al che penso: cacchio, se F. non si sbriga ad arrivare finirò ibernata e in esposizione. invece scopro con raccapriccio che abbiamo beccato la serata in cui nell'annesso, trendissimo cafè presentano una linea di mobili di design ORRENDA, plexiglass che riproduce dei cubetti di ghiaccio, il che spiega perchè l'arte contemporanea è roba per stomaci forti. E prima devi anche passare dal rito dell'aperitivo. Io e F. non ci sottraiamo. Siamo troppo furbi per cascare sul buffet freddo. Troppo smagati per non sapere che gli involtini nascondono gli errori dello chef. Quindi sopravviviamo. E poi ci buttiamo nelle sale all'insegna del: se lo capisco non è arte. Io ho questo approccio qui, con l'arte contemporanea, accetto che sia una solenne presa per il culo tra spettatore e artista in cui vince chi abbassa per primo lo sguardo. Si chiama ennui. F. invece ha un approccio metadidattico. Avvicina le guide, spesso giovani studenti volontari, e li diseduca alla cultura dell'arte. individuiamo la vittima, un giovane con gli occhiali. Si, ci piace andare sul sicuro. Ma vorrei vedere voi dopo tre piatti di cous cous al niente. Il tipo è spacciato dal momento in cui ci chiede che cosa ne pensiamo delle opere presenti in sala. Pensiamo? Si, l'arte contemporanea per lui deve far sorgere degli interrogativi, ti deve far chiedere perchè. il mio cervello fa partire le risate registrate, ma le sentiamo solo io ed F. Per tutta la sera noi e la guida ci perseguitiamo a vicenda. Lui è visibilmente convinto che siamo degli idioti che vengono al museo di arte contemporanea per sedersi per terra nelle sale dove si proiettano i video e per comprare i gadgets all'uscita. E' tutto vero. Tranne che siamo idioti. O almeno non così idioti come quelli che davanti ad una mucca di pezza con cuciture a vista continuano a chiedersi perchè. MA PERCHE' COSA, DIO SANTO? Io ed F., liberi da condizionamenti culturali alla risposta pronta, spariamo cacchiate a raffica davanti alla nostra guida che ci guarda beffardamente. Ma non puoi essere beffardo con qualcuno che è consapevole! Vaglielo a spiegare. Ora capisco che come giovane artista costretto a fare da guardia ai parti altrui tanto felice non sei, ma se non riesci nemmeno a vedere il re nudo (con tutto che te l'ha schiaffato in sala proprio Takashi)... La superficie riflettente delle cose è un abbaglio. La spilletta comunque ce la siamo presa.

Platea

Ma la cosa strana della cultura è che ti rende bulimica. Non ti basta mai. C'è un curioso legame tra cultura e cibo, afferiscono alle stesse sfere semantiche, nutrono e disgustano, passano dagli occhi e ti arrivano direttamente nello stomaco. Il cervello, che sta sopra, non viene coinvolto che in minima parte. Conscia di questo e con tutti i rischi della cosa, dedico un sabato mattina al torino film festival, tanto perchè non finisca tra le rose che non colsi. E del tutto a caso mi becco la proiezione di un film singaporegno (sic) dal titolo be with me. E vabbe', eccomi. Andare al cinema da soli è da cinefili o da sfigati, ma i confini sono molto, mooolto labili. Spero quindi di non sembrare troppo sfigata. Se solo mi fossi portata un taccuino! Inizia il film che come tutti i film orientali in cui non ci sono scazzottate degne di nota è lento. L E N T O . Sono le vicende intrecciate di tre amori infelici in cui l'unico personaggio che fa simpatia è un ciccione sfigatissimo che passa la vita a svuotare lattine dal contenuto misterioso e probabilmente anche protetto dal wwf. Mangia e si strugge per una superfiga che ovviamente manco lo vede, ma con cui ciatta senza il coraggio di rivelarsi. Un po' come noi bloggers. Comunque finisce che ti affezioni al ciccio e quando lui muore nel modo più idiota possibile (anche se vi rivelo il finale pazienza, tanto il film non lo vedrete mai), facendo da paracadute ad una suicida, la cosa fa parecchio girare le scatole. Non so come ho fatto a non alzarmi in piedi e dichiarare il film una boiata pazzesca. Tra l'altro ho scoperto dopo che ha vinto dei premi, tra cui una segnalazione per la sceneggiatura dalla scuola holden. Allora ho capito che avevo ragione: era una boiata pazzesca. Comunque anche l'altro cliche' del film orientale colto è stato rispettato: almeno 20 minuti del film sono dedicati alla preparazione di elaborate pietanze orientali sfrigolanti su wok giganti, e tu spettatore che hai fatto colazione leggera per non addormentarti sei preso dai morsi della fame, e faresti qualunque cosa per dei wanton fritti. Alla fine del film ho capito che quella vibrazione in sottofondo non era il tram che passava, ma lo stomaco di una sessantina di spettatori che gorgogliava all'unisono.

(avrei ancora un bel po' di cose da dire, dalla scandalosa penuria del buffet del future film festival alla maliarda fotografia del film che poi ha vinto, dalla mia battaglia persa contro il freddo al fatto che sto per andare ad una mostra sul surrealismo che è stato un po' la mia passione adolescenziale, ma qui vicino alla mia postazione stanno pianificando un viaggio ed è una cosa che distrae)

(un abbraccio)

postato da: fulmine alle ore 14:32 | Permalink | commenti (9)
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