sabato, settembre 24, 2005
Apparenze
 
nell’attimo in cui vieni a conoscenza di fattori che possono condizionare te e le persone che ti stanno intorno in modo significativo, hai due possibilità: affrontarli o fare finta di nulla. è quello che si dice salvare le apparenze. per un certo periodo questo delicato equilibrio pare reggere. il fatto è che lo scricchiolio di un filo in tensione richiede una certa attenzione per essere isolato dal solito rumore di fondo. poi però arriva lo snap! definitivo, un colpo vibrante e secco come una frustrata, e non c’è più nulla a cui aggrapparsi, nemmeno un alibi di comodo. detto questo, l’equilibrio apparente può reggersi anche per mesi, anni, una vita. ma richiede una certa predisposizione alla trascuratezza di sé e dei propri reali desideri, una cecità alla realtà nutrita di letture disimpegnate e maratone televisive, un lento ma costante restringimento del campo visivo, per non vedere quello che c’è oltre i propri compromessi. io non sono meglio di altri. ho le mie ricadute. ma mi sorveglio.
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sabato, settembre 17, 2005
The queer is me
 

Ieri serata gay. Nel senso che esco con un gruppo misto di gay, singles e in coppia, per andare a ballare. Conosco solo una persona, però, quindi quando ci troviamo intorno a mezzanotte alla drogheria (cla, se leggi questo sappi che non era un pacco, ma verso le 11 e mezza ho pensato che era venerdì sera e non potevo proprio rimanere a casa in tuta a guardare csi) si verifica questa situazione imbarazzante per cui arrivo in ritardo e 10 paia di occhi si girano a guardarmi e io non so se devo temere più il giudizio maschile o femminile. O anche l’assenza di qualsiasi giudizio. Insomma, vorrei piacere a tutti nonostante la mia inopportuna eterosessualità. Comunque presentazione rapida in cui dimentico tutti i nomi dopo due secondi (ma quello mi succede sempre) e poi si va a ballare in questa disco gay lungo il fiume. A me la musica che mettono nelle serate gay piace tantissimo, un mix di teen pop sudato alla britney spears nella sua fase pre premaman, pezzi r’n’b virati alla sly and  the family stone e revival trucido a base di raffaella carrà e ricchi e poveri. Dite quello che volete ma per ballare non c’è niente di meglio. Le disco gay sono uno dei pochi posti (con l’eccezione forse delle balere e dei templi della musica latino americana, posti in cui mi fregio di non aver mai messo piede) in cui la gente quando balla sorride e ha l’aria di divertirsi davvero, senza quelle facce altezzose che si indossano ballando alternative, un atteggiamento che ho sempre trovato pretenzioso e stereotipato pur finendo per caderci anche io.
Comunque arriviamo in pista che non c’è ancora nessuno, e nella migliore tradizione di qualsiasi pista da ballo il gruppo delle donne si lancia, in un tripudio di maglioncini e borse da imboscare il più vicino possibile. Il dj martella su pezzi tipo “if i was a rich girl” e amenità varie, a malincuore capisco che almond e pet shop boys non sono previsti stasera. cacchio! Dopo un paio di brani la pista è piena e fa un caldo umido, appiccicoso. Dietro di me la coppia gay della compagnia (due ragazzi smilzi di cui uno – immancabilmente – rasato) limona spinto. Io in genere non amo molto le effusioni in pubblico, però mi rendo conto che se fossi gay magari non avrei tanti posti dove potermi baciare in pubblico, e dovrei approfittare di situazioni protette come appunto una disco gay. Sarà un bel giorno quello in cui due gay potranno baciarsi per strada senza turbare il traffico e la mediocrità dei passanti. Ma a giudicare dallo struscio in discoteca, quel giorno è ancora lontano. I due spariscono poco dopo e li rivedrò solo al momento dei saluti. L’altra coppia gay è composta da due ragazze pressoché identiche: alte, capelli chiari legati in una coda di cavallo, completamente vestite di bianco, quasi senza trucco. Due jodie foster sui venticinque anni. Anche loro ballano sempre in coppia ma non si baciano. Mi viene da pensare, se si può parlare di pensieri quando l’umidità supera il 70%, che ognuna cerchi se stessa riflessa nell’altra, la loro coppia è un gioco di specchi. Il che però credo sia vero per la maggioranza dei rapporti, visto che poi nel partner finiamo per detestare la parte peggiore di noi.
Continuo a ballare imperterrita, sono entrata in quella zona in cui balli qualunque cosa. mi chiedo se c’è qualcosa nel mio modo di ballare che mi rende inequivocabilmente etero, tipo che ne so, come muovo i fianchi o faccio ondeggiare i capelli. se insomma, chi mi osserva può dirlo con assoluta certezza o se posso ingannare il gaydar di chi mi sta intorno. ma le ragazze intorno a me ballano tutte in modo diverso, quindi immagino non esista un modo di ballare etero e uno gay. tranne che gli uomini gay ballano decisamente meglio degli uomini etero, con poche eccezioni.
La serata finisce e sono riuscita a scambiare poche parole, ma d’altra parte è una discoteca e si sa. All’uscita siamo rimaste in quattro ragazze e il mio contatto, cioè l’unica che conoscevo già prima, mi parla di una cena che ha organizzato per la settimana prossima, dal titolo emblematico di The L Party. ovviamente sei invitata, mi dice, ma non so come ti sentiresti ad essere l’unica “diversa”. ah, faccio io, ma io alle cene sono abituata ad essere la diversa, dato che sono vegan. Vegan! chiosano le altre due in coro, a metà tra l’ammirato e il solidale.
Eh sì, non è facile essere vegan. C’è ancora un sacco di intolleranza alimentare, in giro.
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sabato, settembre 10, 2005

Tutto il resto di tutto

Intanto sono tornati tutti quanti, anche gli ultimi transfughi, e ci saranno rimpatriate allegre e bevute nostalgiche, ultimi gelati mangiati sfidando l'aria fredda della sera e primi tè caldi nel pomeriggio. Ho uno straccio di lavoro, alla fine, il che significa che posso tirare il fiato e guardarmi intorno con rinnovata fiducia. Paese del cazzo, però. Continuo a pensare che potrei vivere meglio in quasi tutto il resto dell'europa, meno che in austria, probabilmente. Però è bello sapere che ci sono amici pronti a perdonare le mie instabilità emotive e a degnare di un'occhiata le pagine che ho scritto e che scriverò. E che ci sono persone che queste pagine le ispirano, volenti o nolenti: io ho le mie muse e loro non possono farci niente. tempo e spazio sono categorie sopravvalutate. la velocità, invece, non mi difetta. via.

postato da: fulmine alle ore 17:38 | Permalink | commenti (3)
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