domenica, giugno 19, 2005
il problema che non si pone

 
il fatto incontrovertibile è che non è questione di fare o non fare la cosa giusta.
di essere un po' più o un po' meno.
di affannarsi a capire perchè.
di mettersi in discussione e di farsi venire dubbi lunghi come pagelle e di chiedere consiglio ad un'amica.
il fatto incontrovertibile è che le cose stanno così.
la notizia buona? non c'è niente che tu debba fare.
la notizia cattiva? non c'è niente che tu possa fare.
tranne, sentirti comunque fortunata perchè ci sei, perchè la frutta ha un buon sapore e perchè puoi decidere di amarti adesso senza bisogno di aspettare che qualcuno lo faccia al posto tuo.
proprio in questo istante, intendo.
senza se e senza ma.
adesso.
 
non va già meglio, ora che hai smesso di trattenere il fiato?
postato da: fulmine alle ore 23:10 | Permalink | commenti (9)
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venerdì, giugno 17, 2005
i'm inside
sì, ecco, in questo periodo sono dentro a un sacco di cose ed il problema è riuscire a tirarsene fuori abbastanza da vedere lo sfondo. intanto cammino, cammino tantissimo e penso che se vivessi a tokyo camminerei anche di notte, qui a torino è un po' meno sicuro. a meno che non riesca a trovare qualcuno che voglia seguirmi in queste camminate nottambule.
poi c'è la mia casa che è sempre accogliente e non mi giudica neanche quando lascio i piatti nel lavello per 2 giorni.
poi ci sono tutti i libri che vorrei leggere ma non ho tempo, e mi chiedo se quando l'avrò trovato saranno ancora in grado di parlarmi.
poi c'è che ho voglia di andare al mare e di respirare al ritmo delle onde.
postato da: fulmine alle ore 14:11 | Permalink | commenti (1)
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sabato, giugno 11, 2005
…and that was all that I needed.
 
mi rimane in testa il refrain di questo pezzo dei white stripes, il numero 10,  che passa in heavy rotation sul mio stereo ogni mattina.
dannati white stripes che vengono in europa a suonare ma solo nell’est. criptici snob.
e dire che qui c’è gente che lavora gratis sotto l’etichetta di stage formativo. la situazione economica è talmente grave che ora le band chic suonano a vilnius mentre qui a torino sono attesi i motorhead. ah! scene di lotta di classe ed headbanging nell’hinterland torinese. qualcuno se ne occuperà mai? del legame tra revival e recessione economica? roba che come attendibilità al paniere dell’istat gli fa un baffo.
ma io.
ho arredato la mia nuova casa a colpi di verde, rosso e arancione.
ora mentre aspetto che label si accorga di me (un giorno succederà) e usi il mio soggiorno come set fotografico per  un servizio intitolato "new-boho in optical shades" o altre menate semioticamente poco plausibili, mi godo il mio tempo, all’insegna del motto: “It was the best of times, it was the worst of times” (è l’ incipit di A Tale of Two Cities, di C. Dickens, tanto per indirizzare qui un po’ di persone che non volevano finirci).
ma tu.
sei cresciuto e quell’inquietudine serve. così come serve aspettare senza aspettarsi niente. fino a  quando accade, e nel frattempo l’attesa ti avrà reso più generoso, e perdonerai a te stesso gli sbagli che non tolleravi negli altri. ma ora, per ingannare il tempo, potresti anche imparare a cucinare. una pratica che sviluppa la fede nell’imponderabile.
ma voi.
è bello sapere che ci siete e che i vostri occhi scorrono sulle mie parole rendendole tridimensionali. pensavo che i miei giorni di gloria fossero confinati a quando tenevo su tre hula-hop contemporaneamente, e invece…
postato da: fulmine alle ore 21:40 | Permalink | commenti (6)
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