Quello che mi chiedo, in questo periodo, e in un modo solo tangenzialmente dipendente dalla mia situazione personale, è perché la maggior parte delle persone abbiano una paura fottuta dell’amore. Lascia stare che poi quelle stesse persone non facciano che lamentarsi del loro partner, o della loro dimensione di single, dell’impossibilità di trovare la persona giusta, etc etc. Quelle sono balle, alibi che uno si crea per poter dare la colpa agli altri, sport nazionale in cui la mia generazione eccelle, però da qualche parte deve pur averlo imparato e non sono sicura che questa volta siano i cartoni giapponesi. Quello che mi chiedo è a che cosa serve continuare a lamentarti e a conservare i sentimenti sotto ghiaccio mentre il tempo passa e i tramonti cambiano impercettibilmente colore, nell’attesa che arrivi Quella Persona che renderà tutto perfetto e speciale, i cui desideri faranno rima con i tuoi e che ti tirerà fuori dal grigiore della quotidinianità, dalla tua incapacità di guardare, dalla noia, insomma da te stesso, e comunque se anche questa persona esistesse perché dovrebbe voler passare del tempo con la persona cinica e supponente e spenta che sei diventata, perché non dovrebbe passare oltre senza neanche vederti visto che ti sei lentamente amalgamato con la tapezzeria a forza di bere martini come se non avesse alcuna importanza? Perché la verità, o almeno quella che ti posso dare io questa sera, è che non sarai mai più coraggioso, più generoso o migliore di quanto sei adesso. Sarai solo più stanco e disilluso, più convinto dell’inutilità dei tuoi sforzi, più timoroso di metterti in gioco. Sarai quella lettera che noi hai mai spedito; quella domanda che non hai mai fatto; quel dado che non hai mai lanciato. Perfettamente inutile. Ma al sicuro. Quando hai iniziato a barattare la felicità con la sicurezza? Quello è il giorno in cui hai smesso di essere dio, e sei diventato solo un qualcuno.






